Dal Mondo Economico
Intervista a: Dottor Marco Cerù - Direttore Amministrativo IPZS
- L’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato spa (IPZS) è un’azienda articolata, i cui prodotti popolano il quotidiano di tutti gli italiani. Oltre a coniare monete, l’IPZS produce le carte valori (dai documenti di identità e dalle patenti di guida ai francobolli, dalle targhe di circolazione ai bollini farmaceutici, ecc.). In più stampa, soprattutto per la P.A., carte comuni, quali la modulistica e le schede elettorali, stampa la Gazzetta Ufficiale, una serie di pubblicazioni giuridiche e fiscali, oltre a volumi a carattere artistico. L’Istituto ha sede a Roma e conta 4 stabilimenti, 3 nella Capitale e una cartiera a Foggia. Nel 2004 il suo fatturato è stato di 502 milioni di euro.
- L’Istituto Poligrafico dello Stato fu fondato nel 1928; nel ’78 ad esso venne unificata la Zecca (che dispone peraltro di un museo). Nel biennio ’99-2000 l’IPZS fu oggetto di una sostanziale ristrutturazione. In questo quadro i dipendenti, che ancora l’anno prima erano oltre 5.000, venivano ridotti a poco più di 2.500. Un riduzione che avrebbe però contribuito, unitamente ad un forte sforzo riorganizzativo, non solo al ritrovato pareggio, ma, già dal 2003, anche al pagamento di un significativo dividendo per il Ministero dell’Economia e delle Finanze (nel 2002 l’Istituto era divenuto una Spa, con il Ministero come unico azionista). L’anno scorso gli utili netti sono stati pari a 51 milioni.
- In realtà la ristrutturazione ha comportato anche una rifocalizzazione delle attività, con progressiva uscita da diverse produzioni cartotecniche a favore del core business, rappresentato dalle carte valori della P.A.. Sempre più, poi, l’IPSZ ha puntato sulle nuove tecnologie digitali, nel 2003 iniziando a realizzare circa un milione di documenti di identità elettronici. Ma di questo e di altri aspetti dell’IPZS, comprese alcune curiosità, Assiteca ne parla con Marco Cerù, che dell’Istituto romano è il direttore amministrativo.
La grande conversione tecnologica
D. Dottor Cerù, rispetto al 2003 l’incremento del vostro fatturato è stato superiore al 14%. A cosa è attribuibile tale dinamica?
L’evoluzione è stata significativa, anche se in parte è dipesa da uno slittamento degli ordini tra un anno e l’altro. Il valore della produzione è comunque aumentato tra il 2003 e il 2004 anche se in misura più contenuta.
D. In quanto zecca, quanto ha prodotto l’IPZS l’anno scorso?
Le monete realizzate nell’anno (le banconote le produce direttamente la Banca d’Italia, ndr) sono statecirca 270 milioni di pezzi. Con il 2004 abbiamo terminato il grande lavoro di conio dello stock di monete conseguente all’introduzione dell’euro. In tutto sì è trattato di oltre 9,4 miliardi di monete. Si tratta però solo di uno stock iniziale. L’attività di creazione di moneta non è certo terminata.
D. Chi decide quanta moneta mettere in circolazione?
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, insieme alla Banca d’Italia e alla Banca Centrale Europea.
D. Sono falsificate anche le monete, oltre che le banconote?
Nel corso dell’anno appena trascorso sono state ricevute dalla Zecca oltre 3.000 monete per l’analisi circa la loro contraffazione.
D. Cosa ne è stato di tutte le lire?
Le ha raccolte la Banca d’Italia; alla Zecca spetta il compito di demonetizzarle (distruggerle ndr). Man mano che l’attività di demonetizzazione prosegue il metallo ricavato viene venduto.
D. La Zecca conia anche monete espressamente per i collezionisti?
Sì, per loro realizziamo serie limitate e con lavorazioni particolari.
D. Da cosa è principalmente costituito il fatturato dell’azienda?
Oltre al fatturato della Zecca, l’annoscorso il giro d’affari delle carte valori è stato di circa 230 milioni, quello delle carte comuni di 100 e quello dell’editoria di 60.
D. Dal primo giugno di quest’anno le marche da bollo sono state sostituite dalle marcatrici delle tabaccherie. Un business in meno per voi?
L’innovazione comporta sacrifici. Del resto un effetto di contrazione sta avvenendo nel caso dei francobolli. Per questi ultimi, anche in conseguenza dell’incremento nell’utilizzo di nuovi strumenti di comunicazione, le quantità prodotte sono in significativa contrazione.
D. Analogo destino per la Gazzetta Ufficiale…
Qui in realtà il discorso è un po’ diverso. Innanzitutto perché le copie cartacee diffuse sono sempre 34-35mila, in calo certamente rispetto a qualche anno fa ma si tratta pur sempre di un quantitativo di rilievo. A ciò occorre aggiungere la possibilità, sempre più sfruttata, di abbonarsi alla Gazzetta Ufficiale consultandola direttamente sul web. Da diversi anni, inoltre, rendiamo disponibili, sempre on-line, sul sito gazzettaufficiale.it, in forma gratuita per gli utenti, gli ultimi 60 giorni della Gazzetta Ufficiale. Inoltre, l’Istituto edita anche, sia in forma telematica che cartacea, diverse riviste giuridiche e di diritto tributario.
D. Sempre in tema di nuove tecnologie c’è poi il discorso delle carte di identità elettroniche. Per l’IPZS si tratta più di una grande opportunità che non di una minaccia, è così?
Sì, se si considera che l’approvazione di una legge di quest’anno prevede che dal primo gennaio 2006 tutti i nuovi documenti identificativi debbano essere emessi in forma elettronica. E che noi, dopo due anni di sperimentazione sul campo, siamo oramai pronti al grande salto. I potenziali di quelle che potremmo genericamente definire smart card sono in effetti notevoli.
D. Quali sono per la P.A. i vantaggi della carta elettronica rispetto a quella cartacea?
I vantaggi sono numerosi. Con l’elettronica sarà per esempio possibile accrescere la sicurezza dei documenti, dialogare con i cittadini a distanza, riunificare in una sola carta numerose informazioni, così da permettere di fornire una notevole quantità di servizi.
D. Ritiene che per la carta elettronica l’Italia sia a livello internazionale all’avanguardia?
Direi di sì, e non a caso stiamo partecipando a diversi bandi esteri, soprattutto nell’Est europeo e nel Nord Africa.
D. La domanda di carte valori vi è assicurata dalla P.A. italiana per legge. E quella di carte comuni?
Per le carte comuni operiamo più sul mercato, nel senso che affrontiamo la concorrenza.

