Dal Mondo Economico
Intervista a: Lilli Bertone,
Presidente Gruppo Bertone
- La Bertone, nata con Giovanni Bertone nel 1912 come officina di "carradore" (riparazione e costruzione di carrozze a trazione animale), è una realtà di 300 milioni di fatturato che nei servizi di design e di progettazione di vetture, oltre che di produzione di prototipi e di serie limitate, si segnala tra le leader europee, insieme a nomi quali Pininfarina, Karman, Valmet, Magna-Stayer e Heuliez. L'azienda, la cui storia si lega in gran parte al figlio di Giovanni, Nuccio (venuto meno nel 1997), può vantare il proprio contributo in numerosi modelli di grande successo, tra i quali l'Alfa Romeo Giulietta Sprint, la Fiat X1/9 e la Lamborghini Miura, fino alle più recenti Astra Cabrio e Coupé.
- In particolare la Bertone è attualmente un Gruppo integrato composto da quattro aziende, tutte con sede in provincia di Torino. La più rilevante per fatturato è la Carrozzeria Bertone, che del Gruppo rappresenta il polo produttivo: costruisce vetture a ciclo completo e ha una capacità di sfornare 70mila veicoli all'anno. Del Gruppo, la Stile Bertone costituisce invece l'anima creativa, con competenze per la ricerca e lo sviluppo del design. Seguono la Bertone Engineering, dedita alla progettazione di prodotto e di processo e infine la Bertone Glass, che produce parabrezza per veicoli industriali e gestisce i pezzi di ricambio della Carrozzeria Bertone.
- Il Gruppo resta ancora oggi di proprietà piena della famiglia Bertone, che continua a gestirla in prima linea. Lilli, la vedova di Nuccio, ne è Presidente, mentre due sue figlie sono rispettivamente vice-presidente e direttore amministrativo e i due generi sono direttori generali di altrettante aziende. Ed è la signora Lilli Bertone che risponde alle seguenti domande rivoltele da Assiteca.
GRUPPO BERTONE – UN PARTNER A SERVIZIO COMPLETO
Signora Bertone, nei settori presidiati dal vostro Gruppo quali sono
i fattori di successo competitivo? Che cosa è in particolare che contraddistingue
l’offerta dell’azienda?
I nostri punti di forza sono
molti. Dovendo fare una sintesi ne citerò cinque:
un know-how di consolidata esperienza, costi altamente competitivi, elevato
livello qualitativo (abbiamo conseguito le certificazioni Iso 9001 e Qs 9000),
rispetto ambientale e immagine esclusiva. In particolare, l’offerta dell’azienda
si distingue per la completezza dei servizi offerti e per l’elevata flessibilità di
risposta, ovvero per la capacità di offrire al cliente l’intera
gamma dei servizi integrati oppure singoli servizi mirati a specifiche esigenze.
Nel tempo, nella vendita di auto, è cresciuta l’importanza
del fattore design? Se sì perché?
Il fattore design è sempre
stato importante per l’automobile.
Diciamo che negli ultimi tempi è diventato importante anche per categorie
di automobili che una volta sacrificavano lo stile ad altre valenze, quali
la funzionalità o l’economia di esercizio. Oggi i clienti sono
diventati sempre più difficili. E l’automobile un contenitore
di tecnologie sempre più evolute e complesse. Per questo “contenitore” è obbligatorio
un “vestito”, ovvero un design accattivante, che esprima la personalità di
chi lo ha scelto. In altre parole: non tutte le vetture possono piacere o hanno
un design ben riuscito. Ma per tutte il design è diventato un elemento
fondamentale.
Che importanza ricoprono gli esterni e gli interni dell’auto?
Gli
esterni devono trasmettere a prima vista un’emozione. Devono attirare
l’occhio. Gli interni sono diventati sempre più importanti perché passiamo
sempre più tempo chiusi in automobile. E un buon design è utile
anche per rendere più accessibile l’uso delle nuove tecnologie,
come ad esempio Internet o il navigatore satellitare.
Come nascono le idee di design?
Bisogna distinguere fra due
attività diverse: i prodotti di serie e
le concept car. Per una vettura di serie i vincoli di fattibilità e
di costo imposti dal cliente sono tassativi per i designer. E’ anche
vero che fare del buon design nel rispetto dei vincoli è una sfida esaltante.
Direi che è il lato affascinante del nostro mestiere. Per una concept
car da
salone il discorso è diverso. Si parte da un concetto, da un’idea
guida e successivamente la si sviluppa sotto il profilo stilistico. Qui i designer
hanno maggiore libertà. Mutuando una metafora dal mondo della moda direi
che la concept car sta alla “haute couture” come la vettura di
serie sta al “pret à porter”.
Quali sono più in particolare le fonti di ispirazione? Possono
esserlo altri prodotti che non siano le auto?
Le fonti di ispirazione
sono infinite. Per noi, la prima è sicuramente
il rispetto della nostra identità formale, che nei decenni si è evoluta
ma non si è mai smarrita. Certo, sono possibili “contaminazioni” con
prodotti estranei al mondo dell’auto: lo dimostrano alcune delle nostre
ultime concept car quali la Filo del 2001 e la Villa, presentata a Ginevra
quest’anno, che si ispirano al mondo dell’architettura e del design
domestico.
Che cosa rende le idee di design vincenti?
Il design vincente è il
design che, pur essendo sostenibile sotto l’aspetto
ingegneristico, e quindi riproducibile sul versante industriale, riesce a creare
un’emozione.
Accade spesso che le case automobilistiche demandino all’esterno
la produzione? Esiste, in tema di outsourcing, una tendenza?
Non
c’è una tendenza, ogni modello rappresenta un caso a sé.
Diciamo che per un grande costruttore l’outsourcing della produzione
all’esterno avviene sulla base di due fattori essenziali: i tempi ed
i costi. Molte volte, in base a considerazioni di tempi e costi, è meglio
allocare una produzione all’esterno.
A livello di scuole di design automobilistico, oltre all’Italia,
quali sono i Paesi più forti?
Da noi c’è una
tradizione storica molto antica, che altrove non esiste. Ciò premesso
diciamo che ormai tutti i grandi costruttori si sono dotati di centri stile
al proprio interno. Non credo si possa più parlare
di “scuole”, bensì di concorrenza fra costruttori.
Non si assiste spesso a un’eccessiva omologazione degli stili
tra le case automobilistiche? Se sì, quali sono le tendenze attuali
prevalenti in fatto di design?
Direi che l’omologazione dello
stile era più evidente qualche
anno fa, quando imperava la vera e propria mania della ricerca aerodinamica,
applicata indifferentemente sulle supercar e sulle utilitarie. Oggi il panorama
del design è decisamente più vivace. C’è la tendenza,
da parte dei costruttori, a riaffermare la propria identità visiva,
intesa come il recupero degli stilemi storici del marchio. E’ una tendenza
interessante, che in alcuni casi dà anche risultati molto validi.
Le difficoltà del settore auto toccano in qualche modo anche
il Gruppo Bertone, e in che modo?
Il Gruppo Bertone è naturalmente
legato alle scelte dei propri committenti e quindi risente dell’attuale
fase molto delicata per il settore dell’automobile.
Tuttavia, se penso che in 90 anni di storia abbiamo attraversato due guerre
mondiali, sono ottimista: l’automobile, l’industria dell’automobile,
ce la farà anche questa volta.
Quali sono i progetti più recenti di Bertone?
Per ragioni
di riservatezza non parliamo mai dei nostri clienti, quindi riferirò solo
i progetti sui quali siamo autorizzati a parlare. Fra i più recenti
merita ricordare la Fiat Panda, della quale abbiamo firmato il design esterno;
l’Alfa Romeo GT, di cui abbiamo eseguito lo stile e l’ingegneria
e il nuovo Iveco EuroCargo, disegnato da noi. Per la cinese Changhé abbiamo
invece firmato la Ideal, una city car compatta di cui abbiamo eseguito lo stile
e l’ingegneria. Al salone di Ginevra abbiamo presentato la concept car
Villa, che rappresenta una proposta di nuova architettura-veicolo e al tempo
stesso una ricerca nel settore del lusso ispirata all’arredamento delle
case di lusso.
Come affrontate il rischio in Bertone?
Negli anni abbiamo
maturato la consapevolezza che il fattore rischio ha un tale peso nell’amministrazione
complessiva della nostra azienda da rendere opportuno il ricorso alla consulenza
professionale di un broker assicurativo che ci possa affiancare nella sua
corretta gestione. Oltre ad aver implementato una serie di controlli e attività di
prevenzione particolarmente rigorosi, abbiamo scelto la soluzione assicurativa
per coprire, tra gli altri, il rischio incendio e del nostro personale. Ma
il rischio per noi maggiore è ovviamente
legato alla produzione di un bene di largo consumo quale l’automobile
che, una volta immesso sul mercato, potrebbe causare criticità ai consumatori.
Per garantirci al meglio da questo rischio abbiamo sottoscritto una polizza
di responsabilità civile prodotti particolarmente ampia, che garantisce
in tutto il mondo le vetture da noi prodotte.

