Dal Mondo Economico
Chimento
- Gli anni d’oro – è il caso di dire – dell’azienda vicentina sono stati gli anni Novanta. All’inizio del decennio il giro d’affari era infatti ancora di 5 milioni di euro. Con il passaggio della distribuzione a una rete di vendita diretta, i primi negozi monomarca a Ginevra, Venezia e Vicenza e l’apertura delle due filiali estere a Barcellona e a Miami, Chimento arrivava a chiudere il ’97 a quota 25 milioni. Dall’anno successivo sono state implementate innovative ed importanti campagne pubblicitarie che hanno fatto conoscere il brand anche al consumatore finale permettendo all’azienda diraggiungere dopo un triennio un fatturato di 50 milioni. Un livello che poi è statogrossomodo mantenuto costante negli anni successivi.
- La totalità del fatturato odierno è di fatto suddivisa da gioielli, per il 90% rivolti all'universo femminile e nella metà dei casi impreziositi con " diamanti " ed il restante 10% destinato ad un pubblico maschile. Per festeggiare i suoi 40 anni, per la prima volta nel 2004 Chimento ha prodotto un nuovo modello di orologio: si tratta di una serie limitata di mille esemplari, frutto di una declinazione del design di un bracciale già esistente. In ogni caso Chimento realizza solo linee facenti capo al proprio brand e concepite all'interno del proprio atelier creativo. Metà della produzione è effettuata internamente utilizzando maestranze di notevole professionalità; l'altra metà è terzializzata all'esterno con l'ausilio di una ventina di laboratori specializzati del distretto.
CHIMENTO TI “ASSICURA” UN GIOIELLO PREZIOSO.
Dottor Bertoncello, come mai dal ‘99 in poi Chimento
ha smesso di crescere?
Prima di ripartire all’attacco, abbiamo
ritenuto di dover consolidare la tumultuosa crescita del decennio precedente,
cercando nel contempo di strutturarci e di ridefinire le linee strategiche
per uno sviluppo sostenibile. Nel 2003 abbiamo avuto una leggera contrazione
dovuta al supereuro che ci ha penalizzato in termini di fatturato nell’area
dollaro statunitense. Tale fattore ha determinato una leggera riduzione in
termini solo numerici dell’export
sul fatturato che invece ha tenuto in termini di volumi di vendita. Preciso
che la quota export rappresenta il 30%, del fatturato e gli Stati Uniti pesano
all’incirca la metà.
Come commenta invece l’exploit precedente in termini di marketing
mix?
Abbiamo lavorato con coerenza su tutte le leve: dal prodotto,
alla comunicazione ed in particolare sulla rete di distribuzione. La nostra
rete commerciale raggiunge circa n. 1.000 concessionari ( gioiellerie ) che
vengono gestiti da una nostra rete diretta di agenti monomandatari. La leva
prezzo è stata una conseguenza;
i nostri prezzi al consumatore finale consigliati e riportati sul singolo cartellino
abbinato a ciascun gioiello sono in linea con quelli della concorrenza.
Nel panorama dell’offerta come si posiziona Chimento?
Dati
i volumi di vendita, presentiamo necessariamente un’offerta variegata,
con prodotti per intenderci che vanno dai 200 ai 20mila euro di prezzo al pubblico.
Rispetto al resto del mercato, possiamo classificare la nostra offerta nello
stile classico e non proponiamo per il momento gioielli trendy. Il nostro tasso
annuo di rinnovo del portafoglio prodottiè pari al 15-20%. I nostri
gioielli sono caratterizzati da un design riconoscibile, classico ma anche
attuale e che vuole durare nel tempo (vedi la recente collezione Unica), ed
inoltre per originali caratteristiche tecniche-funzionaliqualila reversibilità e
le chiusure personalizzate elementi evidenti in particolare nei nostri bracciali
double-face.
Avete avuto un certo coraggio, nel ’98, a iniziare a investire
milioni (di euro) in pubblicità...
Direi di sì, pur
essendo coscienti che dovevamo sacrificare i margini, eravamo certamente
consapevoli che l’operazione aveva insita una certa
dose di azzardo – ma siamo stati ben ripagati. Dal ’98 investiamo
in attività di comunicazione, soprattutto in pubblicità sulla
stampa periodica e televisione, circa il 10% del fatturato. Parte della comunicazione è fatta
in collaborazione con gli stessi dettaglianti con iniziative locali che noi
portiamo avanti in co-marketing. Investiamo molto anche presso il retail, ed
oltre che nei nostri 8 show room, da qualche anno puntiamo molto sul materiale
espositivo destinato al punto vendita (corner, showcase, torrini, espositori,
materiale da vetrina, vetrinistica, etc).
All’estero, oltre che negli Stati Uniti, dov’è che
siete soprattutto presenti?
In Giappone, che incide sul fatturato
di Chimento per il 10%. Aggiungo che in futuro, fuori dall’Italia,
continueremo comunque sempre a concentrarci prevalentemente sullo sviluppo
dei mercati statunitense e giapponese ritenuti startegici.
In generale,
che percentuale di gioielli è acquistata a scopo
regalo?
Da una recente ricerca di mercato risulta che circa l’85% è destinato
al regalo e comunque stà prendendo sempre più piede il fenomeno
dell’autoacquisto.
Che differenza c’è, nei rapporti con il prodotto-gioiello,
tra la donna italiana e quella di altri Paesi?
La donna italiana è molto più evoluta, se non altro perché ha
iniziato a indossare gioielli ben prima e oggi il suo consumo pro-capite è decisamente
superiore. Non sorprende quindi che lo stesso avvenga nel gusto per la qualità e
le finiture, visto che all’estero dei gioielli si continua spesso a guardare
il contenuto d’oro e poco più. Ecco, si può dire che nei
gioielli la donna italiana è avanti 10 anni rispetto alle colleghe americane.,
tedesche, ecc.
Come si concilia la quantità dei volumi - che ogni azienda
con obiettivi di crescita è comunque chiamata a perseguire - e l’immagine
più o meno esclusiva che i gioielli debbono mantenere nei confronti
del mercato?
Bella domanda. Ed è la stessa d’altra parte
che ci facciamo ogni anno anche noi in Chimento in sede di budget.
Dovendo
coniugare esigenze sia di politica commerciale che di fatturato dobbiamo
trovare un giusto equilibrio.
Come affrontate il rischio (tecnico) in azienda?
Noi, come
gran parte degli operatori del settore, ci assicuriamo soprattutto contro i
rischi per furti, rapine, altri rischi minori con la polizza cosiddetta “block
policy”, e questo nel corso di tutti i passaggi della filiera logistica.
Il rischio che è insito nel nostro settore viene decliniamo in terminipositivi
di valore aggiunto anche al consumatore finale trasferendoli sicurezza e tranquillità in
chiave di servizio post-vendita. In pratica ai clienti finali offriamo gratuitamente,
al momento dell’acquisto del gioiello presso il concessionario, un certificato
assicurativo contro i furti e rapine della durata di tre anni, un periodo che
credo nessuna altra azienda è ancora arrivata a coprire.

