Osservatorio Assiteca
I settori italiani in sintesi
In collaborazione con Espansione
A cura di Giovanni Centola
Piastrelle

In
un mercato mondiale cresciuto del 7,8%, fino a rasentare i 7,5 miliardi di
metri quadrati, la produzione italiana si è contratta del 2,5%, fermandosi
a 571 milioni, pari a un valore di circa 5,3 miliardi di euro. Considerando
che nello stesso periodo il mercato interno è lievitato in maniera frazionale
(+0,5% in volumi) e che le vendite del made in Italy ne hanno quasi rispecchiato
l’andamento, a soffrire in maniera particolare è stato quindi
l’export, che è calato del 5%.
In compenso, grazie all’azione sui costi e al graduale riposizionamento
verso l’alto del livello dei listini (che un effetto sulle quantità vendute
l’ha chiaramente avuto), secondo uno studio promosso da Prometeia (Associazione
per le previsioni econometriche), Banca Popolare dell’Emilia
Romagna e Giorgio Olivieri & Associati, le aziende
italiane sono riuscite a ritoccare i propri margini operativi: quelle maggiori,
con un fatturato superiore ai 40 milioni, fino al 5,9%; e quelle più piccole
fino al 2,8%.
5,3 miliardi circa
Giro d'affari complessivo delle imprese italianeBisogna dire che, a propria parziale discolpa, l’offerta italiana di piastrelle resta del tutto esclusa, per ragioni logistiche, tariffarie o di altissimi differenziali della mano d’opera, da più della metà della domanda mondiale (rappresentata per esempio da quella cinese), cresciuta l’anno scorso del 9% (Assopiastrelle definisce tout-court “incontendibili” i relativi mercati). Tuttavia il made in Italy ha registrato un andamento negativo in tutte le altre destinazioni e anche in quelle a più elevata dinamica, come è stato il caso dell’Europa centro-orientale (-2,5% l’export italiano, contro un +9% di crescita media dei mercati locali).
Di fatto, le imprese italiane sui mercati internazionali si trovano sempre più di fronte una concorrenza agguerrita, contro la quale soffre molto per via dei maggiori costi e conseguentemente dei prezzi meno allettanti. E se è vero che l’anno scorso gli incrementi dei listini sono andati in buona parte a dare spessore ai margini, questi incrementi erano però stati in precedenza dilazionati, e comunque non si può negare che la struttura dei costi delle imprese italiane resti poco competitiva. Assopiastrelle denuncia da anni gli elevati costi energetici, e in più, almeno per il 2005, addita un incremento del costo del lavoro del 3,8%, a fronte di una produttività rimasta inalterata.
“Siamo il distretto ceramico con più alti costi di produzione al mondo”, dice il presidente dell’associazione Alfonso Panzani riferendosi alla “tile valley” di Sassuolo-Maranello. “E gli incrementi di prezzo non bastano più a compensare i maggiori oneri”. In tal senso, una delle richieste delle imprese è di riportare la settimana lavorativa a 37 ore, contro le 33 attuali.
+3,8%
Incremento del costo del lavoro nel 2005Per il 2006 e il 2007 le previsioni di mercato sono quelle in generale di un rallentamento della domanda mondiale fino a un +6,5% in volumi, con l’Italia in marginale controtendenza (+0,8%). In questo contesto, sebbene in misura più limitata rispetto al 2005, la produzione nazionale dovrebbe continuare a calare, così che l’anno prossimo risulterà di circa 560 milioni di metri quadrati. E se sarà ancora il mercato italiano a dare un modesto contributo positivo (+0,3% circa), sarà invece sempre l’export, e in particolare quello rivolto ai Paesi più lontani (Usa esclusi), a registrare un segno meno.

