Dal Mondo Economico
In collaborazione con Espansione
BUSINESS SCHOOL 2006: il ranking delle scuole italiane di management
Da una ricerca condotta da Espansione in collaborazione con Assorse e Gidp/Hrda, la mappa per scegliere la business school più adeguata
La Sda Bocconi si riaggiudica il gradino più alto del podio, ma il Mip del Politecnico le è sempre più vicino; la Luiss rimpiazza invece l'Istud al terzo posto; risale posizioni nella parte alta della classifica la Cattolica, mentre ne perde il Cuoa; due infine le new entry, Festo e il Mib, quest'ultima approdata direttamente all'ottavo posto.
Tali i cambiamenti più degni di nota nei risultati della survey
che Espansione ha condotto sulle business school italiane in collaborazione
con 100 professionisti e manager della selezione e della direzione
delle risorse umane. Qualche precisazione: cosa si è inteso per business school è presto
detto: tutte le organizzazioni strutturate che si presentano al mercato
con un'offerta non marginale di formazione di management, con in aula
un pubblico di persone proiettate per lo menoverso la posizione di
quadro. Il panorama è come intuibile articolato: si tratta infatti
di realtà di diverse ambizioni dimensionali e di attrattiva
territoriale, con offerta ampia o specializzata, di eterogenea
natura giuridica e proprietaria. In teoria la definizione tende
quasi solo a escludere le scuole interne aziendali; tuttavia la sua significativa
apertura a partecipazioni esterne ha fatto sì che Festo, la
scuola di formazione appartenente all'omonima azienda tedesca, potesse
accedere al vaglio degli intervistati.
E in quanto ai giudizi ottenuti, per ogni organizzazione è stato
richiesto al campione di tener conto dell'intera gamma delle proposte
formative delle business school nel loro insieme: non solo per esempio
i master, la formazione su commessa, i corsi brevi a catalogo, o altre
specifiche iniziative, bensì appunto tutto - e questo a dispetto
delle inevitabili disomogeneità. A parità di business school, per esempio, un programma master euno
di marketing possono risultare ottimi; non così però potrebbe
valere per i corsi brevi e le materie amministrative. Agli intervistati è stato
quindi in tal senso richiesto uno sforzo di sintesi, da esprimersi in un
numero: da 1 (minimo) a 5 (massimo), punteggi frazionali inclusi.
Nello specifico dei 5 parametri adottati, che danno luogo agli score finali, ne sono stati definiti 5, tutti di eguale peso e che messi insieme, secondo Espansione, complessivamente risultano significativi del valore di una scuola.
Il primo, sul quale qualcuno potrà un po' storcere il naso, è quello
della notorietà, che però a conti fatti gioca in positivo
sia per l'offerta che per i partecipanti.
Il secondo criterio è la qualità della docenza, che tra gli altri comprende aspetti quali il livello di preparazione e di prestigio dei docenti, l'infrastruttura didattica, la capacità di aggiornare continuamente i contenuti.
Il terzo criterio di giudizio - la vicinanza al mondo aziendale - ha contemplato fattori quali la presenza in aula di docenti manager, l'orientamento al sapere pratico, la frequenza di stage e di progetti in azienda, la bontà del placement e in generale la collaborazione tra scuole manageriali e mondo corporate.
La qualità dei partecipanti, che rappresenta il quarto parametro, sta ad attestare la cosiddetta qualità dell'aula, a detta di tutti un elemento cruciale dell'esperienza didattica.
Infine l'internazionalità, che tende in molti casi a restare un punto debole. Con essa le considerazioni possono riguardare il network degli scambi con l'estero, gli eventuali corsi tenuti unicamente in inglese, l'internazionalità del corpo docente, il costante aggiornamento dei corsi secondo le novità delle migliori business school estere. Ciò detto, va da sé che i 5 parametri presi a riferimento presentano tra di loro più aree di sovrapposizione.
Gli intervistati sono stati invitati a esprimere anche commenti qualitativi,
di eventuale argomentazione dei voti attribuiti. E, una volta terminata
l'indagine, a tutte le scuole Espansione ha chiesto di esprimere una propria
reazione, segnalando quanto hanno fatto nell'ultimo anno.
Da
tutto questo sono scaturite le 17 schede presentate, nel qual caso
maggiore risalto è stato dato alle business school protagoniste
dei cambiamenti più significativi.

