Dal Mondo Economico
Guido Podestà, VicePresidente del Parlamento Europeo
EUROPA A 25, L ’UNICA RISPOSTA COMPATIBILE CON L’EVOLUZIONE DELLO SCENARIO POLITICO ED ECONOMICO MONDIALE
“La nuova Europa“, dice Guido Podestà, vicepresidente
del Parlamento Europeo, “con circa mezzo miliardo di cittadini al suo
intern
o, è l’unica
risposta compatibile con l’evolversi
dello scenario politico internazionale e con la competitività del mercato
globale. L’Europa è chiamata a dare corso a importanti riforme
strutturali (nel campo della produzione, degli investimenti, delle politiche
sociali), ad accelerare la liberalizzazione commerciale e promuovere l’integrazione
economica e lo sviluppo dei nuovi Paesi aderenti, e di regioni vicine. In altri
termini, l’Europa, lungi dal configurarsi come una “testa di ponte” tra
Usa e Asia, entra a pieno diritto nella ridefinizione del nuovo sistema di
potere, controbilanciando il peso di Usa, Giappone e Cina, a garanzia e tutela
di un equilibrato sviluppo della competizione globale.
Con l’ingresso
di 10 nuovi partner, l'Europa diventa una regione di 450 milioni di consumatori,
che rappresentano il 18% del commercio internazionale e che contribuiscono
al 25% del Pil mondiale. Una popolazione superiore a quella degli Usa e del
Giappone assieme. Sempre più significativo diventa ogni
giorno il ruolo dell’Unione Europea sia nella ridefinizione degli equilibri
geopolitici, sia nel processo di crescita economica nel contesto mondiale.”
D.: Come vivere da imprenditori e manager questo cambiamento?
R.: I
10 nuovi Paesi hanno un Pil complessivo che rappresenta circa il 6% di quello
dell’area euro, ma il cui impatto sul mercato determinerà un
incremento di circa il 25% della popolazione dell’area dell’euro.
L’adesione all’Unione Europea implica l’appartenenza all’Unione
Economica e Monetaria con uno status speciale per un periodo transitorio
(minimo due anni), che permetterà l’adesione al Sistema Monetario
Europeo, lo SME II: le monete dei dieci candidati saranno inserite in un
regime di parità fisse
con un margine di oscillazione massimo del 15% rispetto all’euro.
La
strategia vincente per l’Unione dipenderà dalla capacità di
realizzare concretamente politiche economiche integrate, potenziare gli investimenti
nel settore delle nuove tecnologie, della ricerca, delle infrastrutture, investimenti
a sostegno delle imprese innovative di settore e delle Pmi. L’allargamento è una
sfida da cogliere. Si tratta di trasformare l’Ue a 25 in una potenza
capace di giocare sul piano internazionale, guidando i vettori di crescita,
tutelando consumatori e imprenditori dinanzi all’evoluzione scientifica
e alla globalizzazione degli scambi.
Troppo spesso ci si è voluti soffermare
a valutare il costo dell’allargamento.
Raramente si riflette sul fatto che il costo di un “non-allargamento” per
le economie occidentali sarebbe coinciso con un’Europa marginalizzata,
in pieno declino demografico, in un mondo dominato da Usa, Cina, Russia, Giappone,
India.
Le stime parlano di una popolazione dell’Unione allargata a 25
Stati che nel 2015 rappresenterà solo il 6,2% della popolazione mondiale
e di un Pil comunitario inferiore al 15% di quello globale. Soltanto una strategia
comune, politica economica e culturale, che rispetti le specifiche diversità,
potrà consentire all’Unione di dominare la globalizzazione e la
concorrenza, non di subirla, né di autoescludersi.
D.: Cosa cambia con i fondi strutturali comunitari?
R.: Vengono
concessi alle regioni che hanno un Pil inferiore al 75% del Pil dell'Unione:
l’abbassamento del livello medio comunitario,
generato dall’ingresso dei dieci Paesi più poveri, provoca un
incremento artificiale della percentuale del Pil di altre regioni, sino a ieri
dirette beneficiarie dei fondi. Non tutti sanno che Germania, Spagna, Regno
Unito, saranno più penalizzate dell’Italia.
L’esecutivo
europeo ha inoltre previsto la concessione di un contributo decrescente, a
tutto il 2006, per accompagnare la progressiva uscita di queste regioni dal
beneficio dei fondi. In questo contesto, l’Italia si troverebbe
ad avere il maggior numero di aree ammesse a beneficiare dei finanziamenti.
Una
domanda che mi è stata posta spesso da parte degli imprenditori è relativa
all’immigrazione e alla forza lavoro. Sia per le imprese dei Quindici,
sia per quelle dei Paesi nuovi aderenti, a tutt’oggi l’obiettivo
prioritario rimane la conquista di nuovi mercati esteri e la promozione, nel
mondo, dei prodotti dell'Unione Europea. Nell’Ue su un totale di 20 milioni
di immigrati, 3,4 milioni sono originari dell'Est Europa e, di questi, solo1,1
provengono dai Paesi dell'allargamento. Si stimano circa 1,1 milioni di migranti
permanenti e 2,2 di temporanei in cinque anni.
I cosiddetti “periodi
transitori” sull’immigrazione segnano
l’adozione di misure restrittive all’immigrazione interna. Germania
e Austria, data la loro esposizione a Est, hanno già dichiarato di voler
beneficiare dell’intero periodo di 7 anni per lo sbarramento. L’Irlanda,
invece, carente di manodopera, non ha posto nessuna limitazione. L’Italia,
più sensatamente, ha scelto di introdurre una restrizione temporale
di due anni.
Si parla spesso di iper-regolamentazione europea. Ë certo
uno dei problemi più urgenti da risolvere ed è ben radicato in
seno all’Unione
e, con l’allargamento, rischia di aggravarsi. L’iper-regolamentazione
europea rischia spesso di ingessare la pratica economica dell’Unione.
Questo è un
tema spesso eluso ma non affatto irrilevante, specie se si considera che tutte
le comunicazioni e tutti i testi normativi prodotti dalle istituzioni parlamentari
europee, chiamate a legiferare sugli ambiti di vita di 450 milioni di cittadini,
dovranno essere tradotte in tutte le 25 lingue ufficiali dell’Unione.
Ci aspetta ancora un lungo percorso, costellato da momenti di successo e da
tante pause, nella consapevolezza che anche quelli che sembrano fallimenti
sono in realtà momenti di riflessione necessaria
per giungere alle fasi di integrazione con piena consapevolezza e maturazione.
Vanno evitati “compromessi al ribasso” per garantire un’Europa
quale punto di incontro tra identità nazionali, lingue e culture diverse,
che ne costituiscono la matrice e la ricchezza,spazio di democrazia che rispetta
le differenze, secondo il principio della reciprocità e del libero mercato
per uno sviluppo sostenibile.

