Dal Mondo Economico
LUCIO STANCA,
MINISTRO PER L’INNOVAZIONE E LE TECNOLOGIE
L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA FIRMATA STANCA
Lucio Stanca, alla guida del ministero per l’Innovazione e le Tecnologie,
conosce molto bene il settore in cui opera. Basterebbe dire che dal ’68
al 2001, anno in cui è entrato nel governo Berlusconi, ha lavorato in
Ibm Italia fino a diventarne il numero uno.
Le iniziative del ministero per
l’Innovazione e le Tecnologie per snellire
la burocrazia e favorire le piccole e medie imprese hanno portato ad un “Codice
dell’amministrazione digitale”, che può essere considerato
una “Magna Charta” della Pubblica Amministrazione moderna, rappresentando
una vera e propria riforma.
Oltre a raccogliere e disciplinare organicamente
tutte le norme che riguardano le innovazioni tecnologiche, il Codice mette
al centro il diritto del cittadino ad una amministrazione amica ed
efficiente e obbliga l’intera
organizzazione e i dipendenti pubblici ad accettare l’informatica quale
principale strumento operativo per il loro lavoro. L’obiettivo è quello
di liberare le imprese e i cittadini da molti ed anacronistici obblighi e adempimenti
verso le Pubbliche Amministrazioni.
D. Le piccole e medie imprese si aspettano un ulteriore snellimento
della burocrazia. A che punto è l’operatività del Codice
dell’Amministrazione Digitale?
R. Il Codice è già legge
dello Stato, essendo stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 maggio
scorso. Entrerà in vigore dal 1° gennaio
2006, in modo da dare alle Pubbliche Amministrazioni ulteriore tempo per adeguarsi
a norme così innovative.
D. La burocrazia rallenta ancora il cammino delle
imprese.
R. Non v’è dubbio che l’eccesso di burocrazia
pone dei freni all’economia e alle imprese. Per questo motivo il Governo
in questi 4 anni ha predisposto vari interventi normativi, creando le basi
per una Pubblica Amministrazione più efficiente e orientata alle richieste
di cittadini e imprese.
D. Il Portale delle imprese sta effettivamente semplificando
i rapporti tra PMI e pubblica amministrazione?
R. Il portale www.impresa.gov.it
nasce proprio per semplificare in modo rilevante i rapporti tra imprese e
pubblica amministrazione, consentendo, con soli tre “click”,
di raggiungere le informazioni ed i servizi desiderati, senza fare file, comodamente
dal proprio computer. Terminata la fase sperimentale, il Portale, operativo
dal marzo scorso, è un punto di accesso unitario a tutte le informazioni
ed i servizi on line per le imprese pubblicati nei siti istituzionali della
Pubblica Amministrazione centrale e locale per ridurre le distanze tra gli
oltre 5 milioni di aziende e la burocrazia pubblica. I potenziali utenti del
portale sono tutti gli imprenditori ed aspiranti tali, i loro delegati (intermediari
professionali, associazioni di categoria, patronati) nonché tutti coloro
che partecipano alla gestione della realtà d’impresa.
D. Mi può fare un esempio concreto?
R. Mediante questo strumento è possibile
cambiare la ragione sociale, la sede operativa o legale, la denominazione o
l’attività esercitata,
senza doversi recare fisicamente ad uno sportello. Lo stesso vale per molte
altre incombenze, come la denuncia, la gestione e il pagamento contributivo
con l’INAIL e l’INPS ed ancora gli adempimenti per la gestione
burocratica del personale e per la consultazione di dati anagrafici imprenditoriali.
D. Che sviluppi può avere?
R. Uno degli
obiettivi per il prossimo futuro è creare interoperabilità tra
il Portale per le Imprese e lo Sportello unico per le imprese, con l’erogazione
dei servizi offerti dallo Sportello unico anche in forma telematica attraverso
il Portale. Anche in considerazione del fatto che lo Sportello unico è stato
rilanciato proprio dall’introduzione dell’innovazione tecnologica,
che semplificando le procedure e introducendo risparmi negli adempimenti ha
creato così valore aggiunto in termini di competitività, sicurezza
e riduzione di costi e tempi. Infatti, ad esempio, per la creazione di una
nuova impresa i tempi sono scesi da 22 a 6 settimane (ossia - 73%), anche le
procedure sono diminuite da 21 a 12 (- 43%), e i costi si sono ridotti in media
da 7.700 euro a 3.516 (- 54).
D. La rivoluzione digitale come sta coinvolgendo
il mondo delle piccole e medie imprese italiane? A suo giudizio i piccoli
e i medi imprenditori sono sufficientemente sensibili e informati sulle opportunità che
offre la rivoluzione digitale o più in generale sulle nuove tecnologie?
R. La
situazione va valutata in relazione alla specificità del nostro
sistema produttivo (piccola dimensione delle imprese, specializzazione produttiva).
Mentre le grandi, e in una certa misura le medie, hanno una concezione precisa
della ricerca e dell’innovazione, la piccola e la piccolissima impresa
non trova nel sistema fiscale e finanziario quelle condizioni ottimali che
le consentono di sviluppare programmi sostenibili di innovazione tecnologica.
Uno
degli aspetti più importanti della questione è il trasferimento
tecnologico dai centri di ricerca alle imprese, per questo il Governo sta facendo
il possibile per stimolare la creazione di validi spin off tra università e
mondo imprenditoriale. Tuttavia, le nostre imprese fanno ancora uno scarso
uso della leva tecnologica, dell’innovazione applicata ai processi aziendali.
D. Eppure le imprese che restano indietro in questo
campo perdono competitività e
dunque mercato.
R. I numeri ci dicono che oggi per una impresa scegliere
di innovare significa scegliere di competere, di dare economicità al
proprio impegno finanziario. Secondo la Banca d’Italia, infatti, per
ogni euro investito in Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione,
ossia l’ICT, c’è una
crescita del prodotto pari a circa 1,8 euro, rispetto all’1,1 degli investimenti
in capitale non-ICT. Inoltre, investire in ICT comporta un aumento di attrattività,
in quanto per ogni euro speso in ricerca ed innovazione c’è un
aumento degli investimenti diretti esteri pari a 4 euro.
D. Qual è al momento attuale, da parte del
Ministero, il sostegno alla innovazione tecnologica delle PMI?
R. Per
sostenere la competitività delle nostre imprese abbiamo promosso
una politica di agevolazioni finanziarie per un valore di oltre 751 milioni
di euro. Tra le misure varate c’è il Piano per l’Innovazione
Digitale nelle Imprese, promosso insieme al Ministero delle Attività Produttive,
con l’obiettivo di rafforzare l’innovazione nei settori del made
in Italy tramite l’utilizzo dell’ICT nei processi cardine, per
migliorare produttività e competitività aziendale, oltre che
attuare una politica di sostegno per lo sviluppo di selezionati settori di
alta tecnologia. Il Piano utilizza strumenti e leve diversi, sia di carattere
economico (agevolazioni fiscali, vouchers), che di carattere organizzativo
e regolamentare, promovendo inoltre interventi di comunicazione e formazione
per la diffusione di una “cultura dell’innovazione”.
Con 112
milioni di Euro è stata inoltre rifinanziata la Legge 46
del 1982 per promuovere l’innovazione digitale applicata non solo ai
prodotti, ma anche ai processi aziendali. Con un bando sulla ricerca applicata
all’ICT di 35 milioni di Euro si è sostenuta la realizzazione
di nuovi processi produttivi per valorizzare le reti di imprese, i distretti
e la logistica. Così, si stimolano le imprese a rinnovare i processi
aziendali con l’innovazione digitale e si incoraggia il settore ICT nella
ricerca di nuove applicazioni per i processi critici aziendali.
D. Che facilitazioni sono previste per l’accesso
al credito?
R. Sempre sul fronte del sostegno degli investimenti in
innovazione digitale, soprattutto nelle imprese minori, è stato introdotto
un nuovo meccanismo che facilita l’accesso al credito. È una
sezione speciale del Fondo Centrale di Garanzia, con una dotazione di 60
milioni di Euro, cui
si sono aggiunti ulteriori 100 milioni, in grado di attivare investimenti per
almeno 3,5 miliardi di Euro da parte di oltre 16 mila imprese di tutti i
settori.
D. Quali sono i costi per l’utilizzo
del Fondo?
R. L’utilizzo del Fondo è completamente gratuito
e i finanziamenti potranno coprire fino all’80% del valore dell’investimento,
con un tetto massimo di 200 mila euro per impresa. Si eliminano così le
attuali barriere di ingresso al credito per le innovazioni di processo e di
prodotto basate spesso su investimenti “immateriali” (consulenze,
software, brevetti, formazione), che non possono costituire garanzia reale
per i creditori. Una novità importante, sia per le imprese che per le
banche creditrici, è che il Fondo rimuove i vincoli alla concessione
dei crediti alle imprese che derivano dal rispetto dei parametri dell’accordo “Basilea
2": i crediti garantiti equivalgono infatti a quelli verso lo Stato italiano
e sono pertanto privi di rischio per il sistema bancario.

