Dal Mondo Economico

 

Sintesi tratta dall’articolo di Giovanni Centola per Espansione .
Dal mondo economico
In collaborazione con Espansione

CONSUMI: TREND POSITIVO CON STILE LIBERO

uomo in piediAnni di post-boom e di crescita economica a rilento, di sicurezze (anche fisiche) e di fiducie infrante. Anni quasi di smarrimento, quelli dell’Europa continentale e dell’Italia in particolare, nei quali l’escalation concorrenziale degli Est vicini e lontani e l’introduzione dell’euro hanno rappresentato ulteriori elementi di incertezza. Anni, per gli italiani, che qualcuno si spinge a definire di declino, quelli dal 2000 in poi.
Una situazione anche a rischio di circolo vizioso, se dalle difficoltà obiettive e da un po’ di confusione si passa – come è spesso il caso - alla grancassa dei luoghi comuni quando non degli interessi di parte e della demagogia. Perché le negatività producono altre negatività e nel caso specifico dell’economia raffreddano i consumi interni, che sono il motore principale del prodotto nazionale e degli investimenti delle imprese.

I consumi secondo l’Istat

Ebbene, nonostante tutto, secondo l’Istat nel quadriennio 2000-2004 i consumi delle famiglie italiane sono complessivamente cresciuti a prezzi costanti del 3% (+14,7 in euro correnti fino a 817 miliardi), con accelerazione nella seconda metà del periodo. Non si tratta insomma della fotografia di una spensieratezza spendacciona, ma neppure della crisi più cupa. E questo anche considerando il 2005, che secondo fresche previsioni Prometeia dovrebbe chiudersi con un +0,8% reale. Crescono i consumi, seppure lentamente, e soprattutto, come vedremo, cambiano al loro interno.
Ma per tornare al periodo per il quale i dati sono del tutto disponibili, è utile collocare la crescita dei consumi nel suo contesto. L’inquadramento storico non è irrilevante. Il quadriennio 2000-2004 segue innanzitutto quello ‘96-2000, nel quale, allora sì, si assisteva per un concorso di ragioni a una dinamica brillante (+12,4% Istat). Soprattutto nel biennio ‘99-2000, la forza della domanda (+8,8%) era tale che si creavano le basi di una straordinaria saturazione per il periodo successivo. Periodo la cui dinamica risulta invece molto simile, e anzi superiore, a quella del quadriennio ’92-96 (+2,6%). In più per Prometeia, se si esclude il 2001, essa ricalca fedelmente la media europea.
manichini femminiliLa crescita più recente dei consumi è poi da mettersi in relazione all’evoluzione del potere d’acquisto delle famiglie, il cui incremento, sempre secondo l’Istat, nello stesso quadriennio è risultato quasi doppio. Parte del nuovo reddito reale è in altri termini stato girato al risparmio, passato dal 2000 al 2004 dall’11,8 al 13,6% degli introiti. Difficile quindi sostenere, almeno a livello di media nazionale, che l’evoluzione della spesa abbia risentito dei vincoli di bilancio famigliare, almeno fino a quando si parla di un bilancio già chiuso e non di uno atteso. Nel qual caso, è opinione diffusa, prevale una certa cautela.
La prudenza degli italiani è tuttavia nel frattempo contraddetta dal crescente indebitamento delle famiglie, che secondo la Banca d’Italia ha raggiunto (anche grazie ai tassi ridotti) la rispettabile cifra di 160 miliardi di euro, segnando sul 2000 un +130%. Più che il segno di un tendenziale impoverimento, tale progressione denota interesse alla spesa e se mai – persino in contrasto alle dichiarazioni improntate a pessimismo fornite nei sondaggi - fiducia sulle disponibilità future. Anche perché, al netto degli investimenti per la casa, buona parte del denaro preso a prestito è stato utilizzato per l’acquisto di auto, mobili, elettrodomestici e persino di viaggi e soggiorni-benessere.
Non solo. Del totale delle famiglie indebitate con istituzioni finanziarie (5,6 milioni), secondo un’indagine Eurisko-Prometeia di quest’anno è solo il 16% a essere interprete di un “consumismo povero e sognante di quella parte della popolazione le cui uscite superano costantemente le entrate”. Per contro, la maggioranza dei debiti sarebbe contratta da soggetti moderni con un’elevata cultura finanziaria, titoli di studio e posizione sociale almeno medio-alti e per i quali, “tra guadagni e spese (di valore), il denaro circola con grande disinvoltura, a dimostrazione del superamento della vecchia cultura del contante, secondo la quale contrarre un debito rappresenta un’azione sconveniente e colpevole”.
Ad ogni modo è da supporre che i crescenti livelli di risparmio e di patrimonializzazione -per la Banca d’Italia nei passati 4 anni si è passati da 8,5 a 9,9 volte il reddito disponibile - coesistano spesso all’interno delle stesse famiglie con posizioni a debito. Posizioni che sono in netto incremento anche nel 2005 e che, con un valore sui redditi inferiore al 40%, restano ben al di sotto della media occidentale, con Paesi quali la Gran Bretagna, la Germania e la Spagna attestati oltre il 100%. Per inciso da tale “ritardo” (dovuto soprattutto alla scarsa solerzia dell’offerta), con implicita possibilità di accedere in futuro con relativa facilità ad altri prestiti, derivano per gli italiani ulteriori potenzialità di consumo.
cucinaCon questo non si vuole ridimensionare l’esistenza di famiglie con serie difficoltà economiche. E sarà pur vero che negli anni passati, complice secondo molti l’introduzione dell’euro, si è assistito come forse non avveniva da lungo tempo a una redistribuzione dei redditi e della ricchezza, ma è tutto da dimostrare se e quanto siano aumentate le situazioni di indigenza, almeno una volta esclusi gli immigrati più recenti. Soprattutto nell’ultimo anno diversi gridi d’allarme giunti da più fonti sono risultati francamente esagerati. A cominciare dalla supposta contrazione dei consumi alimentari, causa appunto le ristrettezze finanziarie di una fetta (e anche ampia!) della popolazione. Nella realtà dei numeri, anche se di poco, il settore del food & beverage è comunque cresciuto.
Allo stesso modo si rivela davvero incongruo attribuire l’incremento dei consumi soprattutto alle fasce benestanti, più indifferenti alla congiuntura, quei due milioni circa di italiani con reddito superiore ai 60mila euro netti l’anno e che l’Eurisko rivela ancora oggi essere molto attratti dai beni di lusso. Piuttosto, data la tipologia e l’estensione dei consumi nazionali, la loro evoluzione non può che essere di massa. Dal che anche discende che il pollo di Trilussa degli acquisti di prodotti e servizi dei quali parliamo costituisce molto spesso effettivamente una buona rappresentazione dei comportamenti della classe media allargata italiana, per quanto al suo interno “redistribuita”.

previsioni consumi

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