Dal Mondo Economico
in collaborazione con Espansione
Inchiesta Mercati:
RUSSIA, UNA CORSIA PREFERENZIALE PER LE IMPRESE ITALIANE 1

Com'è lontano
il 1998. Allora la Russia sembrava sull'orlo del collasso. Lo Stato non aveva
più fondi per rimborsare i titoli di Stato, le banche fallivano una
dopo l'altra inghiottendo i risparmi di milioni di cittadini, il sistema produttivo
era prossimo alla paralisi. Il rublo si svalutò del 50% in pochi giorni
e molti esperti economici diagnosticarono la morte del sistema economico russo.
Si sbagliavano: oggi la Russia non solo si è ripresa, ma va bene, benissimo, alla grande. E gli imprenditori che in quel '98 decisero di tenere duro, di non abbandonare il Paese contro ogni logica e contro ogni previsione, oggi sorridono felici. E a loro si ispirano i molti italiani che negli ultimi anni hanno deciso di puntare su Mosca, felicemente ricambiati. I russi sono più che lieti di aprire le porte ai nostri imprenditori e di facilitare il loro insediamento, spesso accordando una corsia preferenziale rispetto agli altri Paesi Ue. «L'eccellente rapporto personale tra il vostro primo ministro Silvio Berlusconi e il nostro presidente Vladimir Putin è uno straordinario viatico per il mondo degli affari», spiega un'alta fonte del Cremlino, «Putin ha ripristinato l'autorevolezza dello Stato e l'apparato pubblico tende spontaneamente ad assecondare i desideri del presidente». Dunque se Putin, ilgelido Putin, si lascia abbracciare da Berlusconi al summit di Pratica del Mare, che ha aperto le porte della Nato alla Russia, e se d'estate accetta di passare le vacanze in Sardegna in una delle ville del Cavaliere, a beneficiarne sono anche gli imprenditori e i commercianti italiani, che ricevono un'accoglienza più accomodante di altri europei dalla ancor mastodontica burocrazia locale
Sommario Articolo
Nuove Ambizioni economiche
La ricerca della contaminazione straniera
Progressi ok, progressi ancora a metà
E’ nata una classe media
E l’Italia riesce a far sistema
Reduce da un’intesa-quasi idillio con l’Occidente, l’anno scorso la Russia di Vladimir Putin ha deluso le aspettative di chi ne pronosticava un ulteriore avvicinamento. Dopo avere a marzo ottenuto un secondo e scontato mandato presidenziale, Putin ha innanzitutto dato alla propria leadership una sterzata di autoritarismo, per esempio accrescendo il proprio controllo sui media e passando a nominare lui direttamente i governatori regionali. Nel contempo il Cremlino ha dato l’affondo alla propria azione nei confronti di Yukos, la seconda compagnia petrolifera del Paese, rea di evasioni fiscali per 18 miliardi di euro ma soprattutto di identificarsi in Mikhail Khodorkovsky, il giovane oligarca dell’era Yeltsin che di recente aveva espresso il proposito di entrare in politica (dal mese scorso gli asset di Yukos hanno iniziato a essere messiin svendita attraverso la statale Gazprom). A settembre c’è poi stata la tragedia della scuola di Beslan, per la quale Putin si sarebbe secondo molti macchiato di un interventismo un po’ troppo spiccio. Infine sono arrivate le contestatissime elezioni ucraine, con la Russia a sostegno del vincitore (grazie a brogli) e gli Usa e la Ue schieratisi invece apertamente dalla parte dell’opposizione. “Quello di Putin è un governo stabile, che ha combattuto la mafia e comunque creato un clima di rivalsa, restituendo al russo medio una percezione di dignità verso l’esterno”, commenta Luigi Di Marco, presidente di Federmanagement che, con all’attivo diverse joint-venture nel settore legno, da anni fa la spola con la Russia. “In fondo l’ex uomo del Kgb divenuto presidente non fa che realizzare la sintesi dei tre possibili modelli del governo secondo Cicerone: quello democratico (visto che Putin ha ricevuto un pieno mandato popolare), quello oligarchico e quello dittatoriale o del dux”.
Nuove ambizioni economiche
Tanto meno i rapporti dovrebbero
risultare incrinati sul fronte economico. Intanto perché, se tutto andrà per
il verso giusto, prima di un paio d’anni la Russia avrà del tutto
liberalizzato il rublo e sarà entrata nella World trade organization.
Poi perché Putin
ha sempre dichiarato che la potenza di
una nazione passa attraverso la sua
forza nell’economia e la Russia, che attualmente non supera il 2,5% del
pil mondiale, ha dunque ancora molta strada da fare. In più, se è vero
che Putin concentra sempre più potere ed esercita pugno di ferro politico,
sul versante economico tende invece a mostrare un volto più conciliante.
Sue
sono così in diversi settori, anche a costo di perdere favori popolari,
diverse riforme pro-mercato, sua è la riduzione dell’imposizione
fiscale con corrispettiva parziale riemersione delle attività in nero,
suoi sono i recenti surplus nel bilancio pubblico – il debito è sceso
al 30% sul pil, contro il 95% di sei anni fa - e sua è quindi la pagella
delle società di rating, che nei mesi scorsi hanno promosso il debito
sovrano russo all’investment grade, cioè a una buona
affidabilità. A questa promozione hanno senz’altro contribuito
le riserve valutarie estere, cresciute nel solo 2004 da 76 a 115 miliardi di
dollari, soprattutto grazie alle quotazioni in forte ascesa di gas e petrolio.
«La
sfida per il prossimo decennio è convincere le imprese straniere
a considerare la Russia anche una terra di produzione», ci spiegava recentemente
Alexei Ulukayev, a lungo primo viceministro delle Finanze e uno degli artefici
del "miracolo economico russo", «e per raggiungere questo scopo
il governo russo continuerà sulla strada delle riforme liberali: dal
primo gennaio 2004 abbiamo tagliato l'Iva di altri 2 punti e abbiamo abolito
diversi balzelli, tra cui quello delle vendite al dettaglio».
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