IL TREND DEI MERCATI
Sintesi dell'articolo a cura di Benedetta Bagni
Investire in arte
Il mercato dell’arte moderna e contemporanea in Italia ha superato nel 2007 gli 1,8 miliardi di euro, come riporta l’ultimo rapporto del Laboratorio Nomisma sul Commercio dei beni artistici. Si calcola che negli ultimi dodici mesi i prezzi medi di opere d’arte moderna e contemporanea siano aumentati fino al 5,8% per le opere di maggiore qualità. Il mercato dell’arte è in continua espansione e le previsioni per il 2008 sono ottimistiche sia sul fronte degli scambi (53,9%) sia sui prezzi (63,2%), sia per le opere di arte moderna e contemporanea e di fotografia sia per i dipinti della prima metà del Novecento.
L’Italia si rivela essere così il quarto paese al mondo per investimenti in arte, dopo Usa, Gran Bretagna e Francia. Acquistare arte si sta rivelando un buon investimento anche rispetto a quelli immobiliari, e in borsa questo deriva in parte dal fatto che l’età media degli acquirenti è sempre più bassa, tra i 30 e i 40 anni, e che il mercato sta diventando sempre più strutturato.
La dimostrazione di un mercato in continua evoluzione emerge anche dall’interesse che le università e le fiere mostrano nei confronti di questo mercato.
Non mancano comunque i punti deboli: Sandro Bicocchi amministratore delegato di Fiera Milano International, la società organizzatrice dell’evento milanese MiArt, spiega ad esempio che questa fiera, “come le altre fiere italiane, soffre sicuramente del fatto che l’arte e la cultura in generale non sono pensate, nel nostro Paese, come un business, un ambito su cui investire in quanto assolutamente redditizio sia in termini meramente economici sia di immagine”.
Altra difficoltà che emerge è l’importazione temporanea di opere, elemento altrettanto importante, che in Italia è una pratica talmente complessa per un gallerista straniero extracomunitario da scoraggiare anche i più motivati.
MiArt, nonostante tutto, si sta imponendo da qualche anno anche all’estero: non a caso, ormai da sei edizioni, si è guadagnata dal ministero delle Attività produttive l’appellativo di ‘Internazionale’ per la presenza documentata di almeno il 20% di espositori stranieri, espositori che, una volta che sperimentato la vivacità del nostro mercato, tornano e si fidelizzano.
Ma cosa dobbiamo aspettarci dal mercato dell’arte?
Matteo Brega, docente di Patrimoni dell’immagine, autore del volume “Il Mercato dell’arte in Italia” e direttore di una società di sponsor placement in eventi legati al mondo della cultura e dell’arte
Professor Brega qual è lo stato dell’arte del settore?
I dati salienti che caratterizzano il mercato dell’arte sono l’ingresso dei fondi e degli strumenti di investimento strutturato, la dimensione pressoché industriale dei processi di vendita e di gestione del bene artistico, la capacità dei beni artistici di creare plus valore e la capacità di generare redditività. Quindi l’arte è senza dubbio un investimento e ci sono due tipologie di investitori e di approccio finanziario all’opera d’arte. Il primo è speculativo. Investe quindi su ogni genere di opera d’arte per lanciare o far girare il nome di un’artista ed eventualmente rivendere l’opera quando ha acquisito valore. E’ un mercato questo molto veloce e praticamente sono loro a fare l’opera d’arte. E ci sono poi i collezionisti, coloro che amano l’arte e ricercano nelle opere la realizzazione di sé, comprando solo per una vera passione. Non contribuiscono a far girare l’economia, quindi credo sia importante che esistano anche le prime figure. E’ importante inoltre ricordare che è impossibile fare un investimento fallimentare con un’opera d’arte.
Quale settore all’interno del mondo dell’arte va meglio?
Sono sicuramente i maestri a riscontrare maggiore interesse, perché sono dei punti di riferimento e il sistema stesso è obbligato a tenerli su. Poi ci sono i giovani per cui bisogna avere un occhio particolare. Anni fa mi è capitato di assistere a una mostra di un giovanissimo di nome Damien Hirst: un suo quadro allora costava due milioni di vecchie lire, un mio amico lo ha comprato e ora si trova in soggiorno un patrimonio di 80 mila euro.
Quali sono le prospettive del mercato dell’arte in Italia?
È un mercato in continuo movimento e una dimostrazione è l’arrivo a Roma del re dei mercati d’arte internazionali Gagosian, che ha da poco ha aperto la sua galleria nella capitale. Ma a mio parere in Italia abbiamo un grosso problema con le vecchie forme museali che mostrano dei grandissimi limiti. Sono vecchi edifici dove la fruizione diventa molto difficile come anche l’allestimento, non sono nemmeno paragonabili ai nuovi musei. Vent’anni fa non era un problema, ma adesso l’ampliamento dell’offerta pone altri parametri di confronto. Spesso quindi suscitano maggior interesse i piccoli eventi lontano dai normali circuiti, che propongono però cose nuove e interessanti.
Quali sono gli artisti quotati su cui vale la pena investire?
Dico un nome che sembrerà banale ma davvero lo comprano sempre le banche, anche se ovviamente ha un costo proibitivo: Fontana.
E per quanto riguarda i giovani contemporanei?
Sicuramente Maurizio Cattelan, Vanessa Beecroft e Francesco Vezzoli.

