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A cura di Gianluca Bauzano
Parigi? L'ombelico del mondo
Lungo la Senna il trionfo di pittori americani e sarti spagnoli

BALENCIAGA ABITO NERO Lungo la Senna sembra che non possano che esplodere i fuochi d'artificio del genio. Porto tranquillo e stimolante nel contempo, dove spesso approdano i grandi dell'arte ad un certo punto della loro vita, come Maria Callas che scelse di trascorrere l'ultima parte della sua esistenza proprio a due passi dalla Tour Eiffel, Parigi attraverso due mostre in corso in questi mesi, emerge come città faro della cultura e della creatività a tutto tondo. La prima esposizione, ospitata al Metropolitan Museum di New York e dal titolo Americans in Paris, proveniente da Londra, racconta attraverso un centinaio di dipinti realizzati tra il 1860 e il 1900 il rapporto di amore e odio, e le fonti di ispirazione di un nutrito gruppo di artisti del calibro di Whistler, Eakins, Mary Cassat e Sargent che soggiornarono a Parigi e dalla città furono sedotti. Proprio Sargent, autore dei celebri ritratti del bel mondo americano, crea l'anello di congiunzione tra il raffinato mondo parigino e una delle caratteristiche peculiari della Ville Lumière: la moda. Infatti Sargent nel dipingere nel 1879 il celeberrimo Sargent madame xritratto di Madame X, al secolo Madame Pierre Gautreau, immortalata in un abito corvino, ritrae l'immagine assoluta e definitiva della Parigi elegante: si trattava di Virginie Avegno Gautreau, figlia di un maggiore sudista morto durante la Guerra Civile e di una snobissima madre che aveva scelto di educare le proprie figlie a Parigi. Una donna, Madame X, che sarebbe stata perfetta per indossare le creazioni di un altro genio, nato vent'anni dopo il ritratto, straniero come i pittori americani, e che ha incarnato perfettamente il mondo francese attraverso la sua creatività: il sarto basco Cristobal Balenciaga. All'uomo che trasformò la moda in arte il Musée de la Mode (www.lesartsdecoratifs.fr) dedica fino al 28 gennaio 2007 un'esposizione dal titolo Balenciaga Paris in occasione dei 35 anni dalla scomparsa. Il suo credo era: "Un bravo stilista deve essere: architetto per i piani, scultore per la forma, pittore per il colore, musicista per l'armonia e filosofo per la misura".  Anche lui come i grandi pittori americani aveva trovato in Parigi una fonte inesauribile di ispirazione.

 

Anna Wintour: il vero diavolo che non veste solo Prada
Dietro le quinte del film interpretato da Meryl Streep

Anna WintourQuando Lauren Weisberger ha scritto Il diavolo veste Prada, per raccontare sotto metafora ciò che le era accaduto durante il periodo in cui aveva lavorato nella redazione di Vogue Usa alle dipendenze di Anna Wintour, il direttore del magazine di moda più potente al mondo, pensava di attuare una vendetta con relativo introito personale. Il libro, lettissimo, le ha portato notorietà e soldi. Tanto da diventare la trama di un omonimo film, splendidamente interpretato da Meryl Streep nel ruolo di Miranda Priestley, ovvero la direttora di Runway, clone della Wintour. Il libro della Weisberger voleva essere una vendetta contro la sua dispotica datrice di lavoro. Della quale però è doveroso scoprire qualche segreto. E spezzare una lancia in suo favore. Anna Wintour, nasce a Londra ed è figlia del direttore dell'Evening Standard: ama da subito talmente la moda che lascia perdere l'università per lavorare da Harrods, il celebre grande magazzino londinese del lusso, nel reparto abbigliamento. Diventata redattrice di moda del New York punta a Vogue Usa. A 33 anni si confronto ufficiopresentail diavolo veste prada libro  all'allora direttore della testata Grace Mirabella e alla domanda di cosa avrebbe voluto fare se fosse stata assunta a Vogue, la Wintour risponde: "Il direttore". Dopo sei anni lo diventa e porta il mensile a essere quella che oggi è considerata la bibbia della moda nel mondo. Per ottenere e mantenere il suo ruolo segue una disciplina ferrea: sveglia alle 4, partita a tennis, poi visagista e parrucchiere per metterle in sesto l'ormai mitico caschetto movimentato solo da colpi di sole, per poi trovarsi in ufficio quando il resto del mondo si sta svegliando. Quanti di noi ne sarebbero capaci, se non costretti? Con le povere assistenti sarà stata feroce. Certo è che la disciplina non le manca. Ma anche la capacità di accendersi di passione. Sposata con uno psicanalista, nel 1997 incontra l'attuale marito, anch'esso già sposato e con una psicologa. Entrambi lasciano i consorti e nel 2000 dopo il doppio divorzio si sposano: Wintour ha cinquant'anni e convola innamorata a, per lei, giuste nozze. Più che attaccarla, andrebbe presa ad esempio per la caparbietà e la presenza di spirito: bersaglio preferito degli animalisti, per la sua passione privata ed editoriale per le pellicce (ne pubblica a volontà su Vogue), narra la leggenda metropolitana, che durante un pranzo un gruppo di animalisti le abbia tirato un procione morto sul tavolo. Lei lo ha scansato e ha continuato a mangiare. Crudele, terribile? Chissà. Certo è che se oltre a essere arrivata in cima al monte della celebrità è riuscita a restarci, non è solo perché indossa un abito griffato.

Mordendo, mordendo
Le dee dell'Olimpo non si sbagliavano

il giudizio di paridePotere, valore o bellezza? Paride dovendo scegliere quale regalo accaparrarsi tra quelli offerti da tre dee di quelle della stanza dei bottoni dell'Olimpo, Giunone, Minerva, e Venere, scelse la bellezza. E Venere gli regalò Elena con tutte le grane annesse che ben conosciamo sin dall'infanzia. E per fare la sua scelta Paride usò una mela. Per spingere Adamo a fare la sua di scelta anche Eva usò una mela. E mise in moto un altro bell'ingranaggio a noi noto. Insomma la mela il suo bel ruolo nella storia mitologica, religiosa e anche pagana, l'ha.mele Perché mai? Per tutte le sue qualità. Non solo quelle simboliche. Poco calorica, idratante, vitaminica, ad alto potere antiossidante, aiuta l'assimilazione del ferro. Ma non solo. L'acido malico, uno degli acidi della frutta in essa contenuto, è sempre più usato in cosmesi: ha proprietà leviganti sulla pelle; per accertarsi che sia realmente presente nelle creme e non solo come profumazione controllare ce vi sia indicata la presenza di Pirus malus; l'aceto di mele invece lucida i capelli e la buccia del frutto è ricca di pectine emollienti. Inoltre la mela è afrodisiaca: contiene estrogeni naturali che stimolano l'ipotalamo che presiede l'attività sessuale.

mele pereDelle migliaia di qualità di mele presenti nel mondo, delle quali un centinaio coltivate in Italia, le più frequenti a far bella mostra di loro stesse e dei loro colori sulle nostre tavole sono cinque. La rossa Fuji: varietà giapponese nata negli anni '40 da incroci e da qualche anno coltivata in Val di Non, la valle delle mele dove sotto il marchio Melinda viene alla luce il 10% di tutte le mele prodotte nella Penisola e il 60% di quelle trentine. Dal rosso ancor più acceso, il nome conferma, è la Red Delicious; e sempre tra le rosse eccellenti c'è anche la Pink Lady, uscita dall'incrocio tra Golden e Lady Williams: ha polpa bianca e succosa e si raccoglie ai primi di novembre. La Golden in questione invece è gialla ed è la regina del mercato, forse per la sua polpa eccellente e il suo equilibrio tra zucchero e acidità. Infine, dopo il rosso e il giallo, ecco il verde, colore della Granny Smith dal gusto acidulo. Ora non resta che per sedurre il partner si scelga la mela dal giusto colore e sapore per renderla il pomo della concordia.

La vera storia di…
Genealogia del guardaroba

 

 



I Guanti

guantiAdesso sono solo un qualcosa in più, per coprirsi dal freddo e per l'acquisto dei quali spesso si risparmia. Stagioni addietro, invece, erano irrinunciabili. Completavano l'abbigliamento, sfoggiarli in ogni occasione, in ogni ora del giorno e ogni volta diversi per fattura e colore, rappresentava un gesto di estrema eleganza. Possedere molteplici paia di guanti, coordinati con i capi del proprio guardaroba, era la cartina di tornasole per distinguere il gentiluomo dal galantuomo. Non servivano solo per coprirsi dal freddo come oggi accade, ma per indicare l'appartenenza a un certo ceto, avere un certo status. Oggi quando fa realmente freddo si sfoggiano quelli di lana oppure quelli tecno se si va in moto. E così anche in occasione di una serata elegante ecco presentarsi fior di galantuomini con guanti in pelle marrone imbottita abbinati all'abito da sera. Invece no. count robert de montesquieauCosì non va. Anche per i guanti c'è un codice. Da rispettare. Il guanto imbottito in lana dentro e pelle d'agnello fuori, normalmente in marrone scuro, è perfetto con il giaccone più sportivo, magari in tessuti pesanti, o con il loden. Con i cappotti blu o grigio scuro, di solito portati con scarpe nere, immancabile deve essere il guanto in pelle, foderata o sfoderata, di colore nero. L'alternativa è un guanto in pelle colorata coordinato con la sciarpa. Purché in cachemire o lane impalpabili e dai colori ricercati. Il guanto marrone, in pelle, senza imbottitura che salta fuori dalle cuciture, meglio se in pecari, va invece abbinato con l'abbigliamento sportivo e, va da sé, con le scarpe marroni. Per gli elegantoni vi sono poi i guanti in pelle o in pelle e rete con l'estremità delle dita tagliata per andare in auto o giocare a golf. Oltre ai guanti neri e marroni in pelle, a quelli imbottiti sempre in pelle marrone, sono immancabili quelli grigi: in pecari, elefante, cervo, antilope. Più pregiato e sottile è il pellame, più il guanto diventa elegante. Perfetto da portare per le cerimonie in tight o alla sera con cappotti scuri. Per chi poi frequenta i balli di società (i pochi seri che sono rimasti, dove se non il frac almeno lo smoking è di rigore) alla collezione di guanti del gentiluomo si aggiunge il paio in capretto bianco. Di rigore con il frac, si possono portare a seconda dell'occasione anche con lo smoking. Di solito si fanno fare su misura e hanno anche il bottone per chiuderli. Ma queste sono cose d'altri tempi. Un guanto nero e uno marrone in pelle e un imbottito sono la triade che permette di trasformarsi da galant in gentil-uomo.


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