IL TREND DEI MERCATI
Rassegna stampa estera
In collaborazione con EUROFINANZALe notizie economiche e d'attualità
dal mondo
GRAN BRETAGNA - The Economist
Il rapporto paternalistico tra impiegati e datori di lavoro, un tempo pietra angolare dell’economia giapponese, oggi sta logorandosi. Lo sostiene “The Economist” in uno speciale dedicato al mondo del lavoro in Giappone.
“Quando erano giovani” scrive il settimanale britannico “molti giapponesi che oggi hanno cinquant’anni dormivano spesso in azienda. Nel fine settimana uscivano con i loro colleghi, le feste le passavano in ufficio. È così che è nato il mito del salaryman giapponese, per molto tempo simbolo dell’economia del paese asiatico. Oggi le cose stanno cambiando rapidamente”. Un giovane impiegato intervistato da “The Economist” spiega la trasformazione: “Nel 1945 i nostri padri non avevano alternativa. Dovevano per forza lavorare insieme in azienda, con gli stessi obiettivi e un’unica ambizione. Per quel periodo andava bene, e il Giappone è cresciuto. Ma ora è diverso: è possibile dedicarsi a iniziative individuali. Io stesso sto pensando di aprire un’attività in proprio e di lasciare l’ufficio in cui lavoro, anche se la situazione è buona e mi piacciono il mio impiego e i miei colleghi. Le cose sono rimaste uguali per troppo tempo. È il momento di cambiare un modello che non funziona più”.
VENEZUELA - Nueva Sociedad
Il bimestrale venezuelano “Nueva Sociedad” pubblica un intervento del docente di scienze politiche José Luis León-Manríquez dedicato alle relazioni commerciali tra Cina e America latina. “Negli ultimi anni i rapporti tra Cina e America latina si sono rafforzati.” spiega l’autore “Oltre alle frequenti e reciproche visite ufficiali, assistiamo a una crescita esponenziale degli scambi commerciali e degli investimenti cinesi nella nostra regione”.
Ma non tutti i paesi latinoamericani ricavano dei vantaggi da questa tendenza: il Messico e l’America centrale, in particolare, sono gravemente penalizzati dal boom delle esportazioni cinesi a basso costo. Più equilibrati e proficui, invece, i rapporti basati sulla forte domanda cinese di petrolio, materie prime e prodotti alimentari: ne sanno qualcosa paesi come il Venezuela, il Brasile, il Cile e il Perù. Un caso a parte è il rapporto tra la Cina e Cuba, in cui l’elemento ideologico ha un ruolo essenziale: per Pechino, l’Avana rimane un punto fermo di quella politica terzomondista cui non vuole rinunciare.
BRASILE - Istoé
“L’america Latina sta lanciandosi in una corsa agli armamenti che non ha precedenti dalla fine della dittatura militare” scrive “Istoé”. In Brasile il ministro della Difesa Nelson Jobim ha annunciato un aumento del 50% dei fondi destinati alle forze armate. L’apparato militare sarà riformato, e sarà rilanciato un progetto per la costruzione di un sottomarino nucleare. Inoltre, ha precisato Jobim, “il piano strategico di difesa non può prescindere da un progetto industriale”. Dietro questa spinta per lo sviluppo di un’industria bellica nazionale si giocano i nuovi assetti geopolitici del subcontinente. L’aggressività di Hugo Chávez spaventa i paesi vicini, che vedono minacciata la loro sovranità nazionale. Negli ambienti militari brasiliani c’è preoccupazione per la possibile espansione della sfera d’influenza di Chávez in Bolivia.
Brasília nega che i nuovi investimenti nel settore bellico siano una risposta alla politica venezuelana: secondo il governo, si tratta di misure previste da tempo per una riforma strutturale della difesa. “D’ora in avanti chiunque violerà il nostro spazio aereo o le nostre acque territoriali andrà incontro a seri problemi. Se vogliamo essere un grande paese dobbiamo armarci” ha concluso il ministro.
