Marzo 2002
Per la prima volta misurato l'indice di fiducia
delle imprese italiane nelle assicurazioni fiducia sufficiente,
ma "sofferta", delle aziende nei confronti delle
assicurazioni.
L'indice, misurato da Assiteca attraverso una approfondita
ricerca condotta da Abacus su un campione nazionale di oltre
500 aziende, rivela la "staticità" del mondo
delle assicurazioni. All'apprezzamento per la notorietà e
solidità delle Compagnie fa da contraltare l'insoddisfazione
per la scarsa professionalità in termini di analisi
del rischio, originalità e personalizzazione delle
soluzioni proposte.
Milano, marzo 2002 - Le imprese italiane si fidano
delle assicurazioni, ma con riserva.
E' quanto emerge da una ampia e originale ricerca
condotta tra l'ottobre e il novembre 2001 da Abacus per conto
di Assiteca, azienda leader in Italia nel settore del brokeraggio
assicurativo.
L'indagine, che ha riguardato un campione nazionale di 500
aziende di ogni dimensione e settore di attività,
ha permesso, per la prima volta in Italia, di definire con
un vero e proprio indice il rapporto di fiducia tra aziende
e assicurazioni.
L'indice non è stato calcolato in astratto, né secondo
i consueti parametri che qualificano le indagini di customer
satisfaction, bensì sulla misurazione dello scostamento
tra aspettative delle aziende e risposte delle assicurazioni,
sulla base di un confronto con altri settori/istituzioni
affini alle assicurazioni, nonché attraverso l'analisi
delle componenti anche di natura emotiva che influenzano
le relazioni fra assicurato e assicuratore.
Ciò consentirà di poter misurare anche nel tempo l'eventuale
modifica dell'indice, offrendo così un puntuale monitoraggio dei rapporti
fra mondo delle imprese e mondo dei servizi assicurativi.
L'indice di fiducia: aree di forza e di debolezza
In generale gli intervistati sono globalmente soddisfatti
dal mercato assicurativo e il loro giudizio nel complesso
risulta sufficiente, con un indice che si attesta su un valore
di 61/100.
Ma se ci si addentra nell'analisi, e si misura lo scostamento tra bisogni e
offerte, emergono significative aree di debolezza.
Si evidenzia innanzitutto una insoddisfazione nei confronti
del "prodotto" offerto: chiarezza e trasparenza
e rapporto costi-benefici risultano essere offerti a un livello
inferiore rispetto alle aspettative.
Un'altra importante area di insoddisfazione può essere riferita alla "professionalità":
accurata analisi del rischio, competenza, propensione all'innovazione, personalizzazione
delle soluzioni sono al di sotto delle aspettative. La sensazione che se ne
trae è che le compagnie propongano comunque delle soluzioni standard
che adattano in modo non completamente soddisfacente alle diverse esigenze
del cliente.
Che cosa determina quindi il giudizio complessivamente positivo
sulle assicurazioni?
Questo giudizio è sicuramente trainato dall'immagine di solidità,
tradizione, continuità delle compagnie di assicurazione; il che, spesso,
rassicura il cliente sulla scelta compiuta.
Staticità del settore
L'impressione complessiva è quindi che ci si trovi
di fronte a un settore che non gode di una fiducia diffusa
e consapevole, quanto piuttosto a un settore che viva per
così dire "di rendita", statico, che ha
di fronte a sé molte aree di miglioramento, soprattutto
dal punto di vista della professionalità, ovvero della
capacità di soddisfare una domanda sempre più evoluta
e complessa, determinata dall'evoluzione del contesto economico-competitivo
di riferimento.
Questa impressione di staticità è ancora più percepibile
se si analizza l'atteggiamento degli intervistati che dichiarano
di aver affrontato, negli ultimi 5 anni, delle modifiche
nel modo di operare dell'azienda (53%). Nonostante questi
ritengano che nel 60% dei casi ci sia stato un aumento dei
rischi come conseguenza di tali cambiamenti, solo un 24%
avverte la necessità di sottoscrivere delle nuove
polizze.
Ansie, timori, conflittualità
Per quanto riguarda il rapporto per così dire più di
natura emozionale, l'indice rivela che pur non essendoci
forti ansie e timori riguardo la stipulazione dei contratti
di assicurazione - va ricordato che il campione comprende
soggetti tendenzialmente abituati alle coperture assicurative
- esiste comunque un sottile "malessere", generato
dal fatto che le compagnie, per il 39% degli intervistati, "pensano
più a vendere i propri prodotti che ad offrire un
servizio".
Per quanto riguarda una possibile evoluzione di tale giudizio
nel tempo, il campione si divide pressoché equamente
in tre gruppi: per una parte il rapporto con le compagnie è migliorato
(e in generale questo miglioramento è trainato da
un'esperienza positiva nel momento liquidativo); circa un
terzo degli intervistati lamenta invece un calo di fiducia,
dovuto a un abbassamento del servizio offerto o a un peggiore
rapporto qualità prezzo; per il rimanente terzo il
rapporto non è mutato.
Non esiste invece una particolare preoccupazione per il
futuro del settore: i timori si concentrano su problemi più concreti,
ovvero su un consistente aumento dei premi e sulla percezione
di una maggiore conflittualità.
Le differenze geografiche
Dall'indice si evidenzia poi come la situazione non sia
omogenea tra le imprese: più soddisfatte risultano
le imprese del Nord Ovest, seguite da quelle del Centro Italia,
mentre i rapporti più problematici riguardano le imprese
del Sud e del Nord Est.
Ciò può essere spiegato analizzando la struttura
industriale di queste regioni. Infatti le aziende più grandi
sono mediamente più soddisfatte di quelle di minori
dimensioni, presenti principalmente nel Nord Est e nel Sud.
Probabilmente il servizio alle imprese è più tarato
su quelle di maggiori dimensioni e tiene meno in considerazione
le specificità di quelle più piccole.
Infine, nel Nord Est, ma soprattutto nel Sud, le imprese
hanno più pregiudizi (negativi) nei confronti delle
assicurazioni, e vivono il rapporto come più conflittuale.
Banca d'Italia: la più affidabile
Se si passa poi a un confronto con altre realtà assimilabili,
si scopre che a godere della estrema fiducia delle imprese è la
Banca d'Italia (52%), seguita - ma a grande distanza - dalle
assicurazioni e dalle banche (allineate al 21%), dalle poste
(20%), dalla Borsa (12%) e dalle società finanziarie
(9%).
Commercialisti, broker e "fai da te"
Nel confronto invece con altre figure professionali gli
assicuratori, col loro 17%, godono di una fiducia inferiore
rispetto ai commercialisti (36%), rispetto ai consulenti
del lavoro (33%) e agli avvocati (21%).
I commercialisti, in particolare, risultano godere della fiducia quali consulenti
a tutto tondo, anche in campo assicurativo.
Quando sottoscrivono delle polizze, infatti, le aziende,
soprattutto quelle piccole, si rivolgono per una consulenza
ai commercialisti, quindi ai broker e agli agenti di assicurazione,
anche se per aziende di queste dimensioni prevale comunque
il "fai da te".
I risultati sono naturalmente influenzati dalla dimensione
e dalla regione di appartenenza delle imprese. Analizzando
quelle di maggiore dimensione, si riduce il "fai da
te" e il ricorso al commercialista, mentre cresce l'importanza
del broker, figura professionale che appare particolarmente
apprezzata soprattutto tra le imprese del Nord-Ovest.
***
Il campione
L'indagine ha riguardato un campione nazionale di oltre
500 aziende Italiane tra i 20 ed i 500 dipendenti: il campione è stato
costruito in modo da essere rappresentativo della dimensione
aziendale e dei settori di riferimento, intesi come industria,
commercio e servizi.
Per consentire una lettura puntuale su tutti i segmenti, sono state inoltre
sovracampionate le aziende di dimensione maggiore, riproporzionando i risultati
nella costruzione delle variabili riferite all'intero campione. Questo ha consentito
di poter avere dei dati rappresentativi dell'intero panorama nazionale, e in
più di confrontare le aziende in base alla loro dimensione.
Sono stati intervistati i responsabili aziendali in tema di assicurazioni,
il che significa per la maggior parte (oltre il 50%) i responsabili amministrativi,
quindi il top management/proprietari (oltre il 30%), mentre una parte minore
riguarda figure specifiche di risk manager (3%).
Qualificata poi la presenza di donne (circa il 40%) e titolo di studio generalmente
medio-superiore (il 77% del campione); i laureati sono il 16%.
Mediamente si tratta di aziende che hanno avuto una spesa assicurativa tra
i 10 e i 50 milioni, e si possono suddividere in 3 gruppi: quelle che non hanno
avanzato nell'ultimo anno richieste di liquidazione danni (un terzo), quelle
che ne hanno avanzato una sola (22%) e oltre il 40% che ne ha avanzata più d'una.
|